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Pandemia Covid-19 e inquinamento da plastiche usa e getta: l’ONU fa il punto della situazione

La lotta contro l'inquinamento da plastica ha subito un arresto a causa della pandemia di COVID-19. È aumentato infatti l'uso di maschere, guanti e altri dispositivi di protezione usa e getta, ma molti di questi dispositivi di protezione non vengono smaltiti correttamente, diventando così un problema per gli ecosistemi naturali.

Le diverse agenzie delle Nazioni Unite sostengono però che se verranno messe in atto misure efficaci, la quantità di materie plastiche gettate via ogni anno può essere significativamente ridotta o addirittura eliminata.
In un articolo pubblicato sul sito dell’ONU infatti viene fatto il punto della situazione sul nuovo inquinamento da plastica dovuto alla Covid-19.

L’ UNCTAD - United Nations conference on trade and development ha stimato che quest’anno le vendite globali di mascherine monouso ammonteranno a circa 166 miliardi di dollari, rispetto a circa 800 milioni di dollari nel 2019.

Secondo le stime, circa il 75% delle mascherine utilizzate, insieme ad altri rifiuti legati alla pandemia, potrebbe finire nelle discariche o galleggiare nei mari, causando non solo un danno ambientale ma anche sanitario. Inoltre i settori del turismo e della pesca potrebbero subire un danno di 40 miliardi di dollari secondo le stime dell’UNEP - United Nations environment programme.

Attraverso una regolamentazione adeguata, modificando i modelli di business, introducendo incentivi che riducano la produzione di plastica, progettando prodotti e imballaggi più facilmente riciclabili e incrementando la raccolta dei rifiuti (in particolare nei Paesi a basso reddito) è possibile però ridurre l’utilizzo di materie plastiche dell’80%, come indicato nello studio “ Breaking the Plastic Wave Thought Partners: A Comprehensive Assessment of Pathways Towards Stopping Ocean Plastic Pollution ”, pubblicato da The Pew Charitable Trusts e approvato dall’UNEP.

Affinché le politiche commerciali siano veramente efficaci, sono necessarie regole globali coordinate e un fortissimo aumento degli investimenti nel campo dell’innovazione

Secondo Tom Dillon, vicepresidente per l’ambiente del Pew Charitable Trusts: «Non esiste una soluzione unica per l’inquinamento della plastica oceanica, ma con un’azione rapida e concertata possiamo rompere l’onda di plastica. Possiamo investire in un futuro caratterizzato da riduzione degli sprechi, migliori risultati sanitari, maggiore creazione di posti di lavoro e un ambiente più pulito, più resiliente per le persone e la natura».

Per saperne più leggi l’articolo sul sito dell’ONU